"Libri per il pane" - recensioni
Lo strano titolo di questa sezione dedicata alle recensioni e alle osservazioni su libri e autori - "Libri per il pane" - deriva da un'esperienza viva: per sostenere le spese dell' Emporio della Solidarietà Caritas ci siamo inventati un mercatino di libri usati, che allestiamo due volte all'anno, in centro a Vimercate. E' diventato una cosa grossa, ogni edizione esponiamo tra i 12 e i 15 mila volumi, che la gente ci dona per questa iniziativa. Molti bibliofili, amanti della lettura o semplici curiosi vengono a trovarci e acquistano i libri. E i libri diventano pane, in senso letterale.
Proprio qui mi sono capitate tra le mani alcune tra le più sorprendenti scoperte nel mare magnum della letteratura! Sono quei libri che ti restano attaccati alle dita, vogliono venire a casa con te...
Qui troverai alcune (brevi) recensioni dedicate a libri poco noti o già fin troppo noti, a opere di scrittori famosi e meno conosciuti, a classici, opere vecchie e opere nuove... tutto ciò che può cadere tra le mani di un lettore irregolare e poco sistematico, che pesca nelle librerie come nei mercatini.
Se vuoi collaborare, sono ben accette le tue osservazioni e recensioni: ti chiedo solo di inviarmele via mail (vd "Contatti"). Inserirò nel blog le più interessanti.
ALESSANDRA CASTELLAZZI, La radura, edizioni e/o
Ecco come la giovane autrice (ma già affermata traduttrice ed editor) ci presenta il suo romanzo d'esordio, pubblicato quest'estate da e/o:
"Ho iniziato a pensare a La radura nell’estate del 2022. Nel Nord Italia c’era una siccità grave, il Po aveva raggiunto i minimi storici e si susseguivano notizie allucinate: dal letto del fiume riemergevano reperti della Seconda guerra mondiale, l’acqua salata del mare risaliva il Delta.
Il mio romanzo è ambientato all’inizio dell’estate in un paese di pianura sulle rive dell’Adda, in cui non piove da mesi. È il 2003, l’Europa è investita da un’altra lunga ondata di calore – ma l’ansia che si insinua sotto la pelle dei personaggi è la stessa, ed è la stessa che si presenta in queste settimane di canicola.
Nel romanzo l’angoscia collettiva per la siccità si accompagna a quella intima di Viola, la giovane protagonista, che non si rassegna alla scomparsa di sua sorella risalente all’autunno. Nella sua mente le due assenze si sommano, si confondono, infine si fondono: quando tornerà la pioggia tornerà anche la sorella. Inizia allora una ricerca in un paesaggio ridotto allo stremo e scandita da misteriose sparizioni, un andirivieni tra mondo naturale, umano … e forse anche al di là, affacciato su un’altra dimensione. La radura è un luogo ambiguo. Incantato e perturbante, familiare e alieno, fisico e metafisico. A chi legge la scelta."
Grazie Alessandra per il tuo contributo!
JOSEPH ROTH, La tela di ragno
Ci sono alcuni autori che trasformano in oro ogni storia che la loro penna sfiori: è il caso di Joseph Roth, scrittore di origine ebraica, cosmopolita (o forse vagabondo), straordinario cantore della fine dell'impero asburgico. E lo fa a partire dal suo romanzo d'esordio, La tela di ragno, pubblicato nel 1922: una delle più agghiaccianti profezie sul disastro storico che di lì a poco si sarebbe scatenato sull'Europa e sul mondo. Infatti narra la storia di Theodor Lhose, un giovane ex ufficiale dell'esercito tedesco, reduce dalla disastrosa prima guerra mondiale, frustrato, spinto dall'ambizione, violento e vile nello stesso tempo, che si infila in una rete di spionaggi, organizzazioni segrete e paramilitari che dilaniano la convulsa Repubblica di Weimar. E riesce nell'intento di accumulare sempre più potere nelle sue mani, con ogni mezzo, aiutato dall'astuto e cinico Benjamin Lenz, una spia pronta a tradire chiunque e l'unico che forse sia in grado di comprendere fino in fondo l'animo squallido del protagonista. Alla fine Theodor apparirà agli occhi dell'opinione pubblica come il vero baluardo contro il pericolo rosso dilagante, e tutto gli sarà concesso. Come si vede, un'incredibile profezia dell'avvento al potere di Hitler. Lo stile è espressionista, forte, attraversato da azioni fulminanti e da descrizioni che procedono per accumulazione di immagini cupe e negative. Manca ancora il registro più poetico e spirituale che attraverserà i suoi capolavori più maturi, ma la forza espressiva è tutta presente. La tela di ragno, che ho letto nel vecchio volume Bompiani della foto (ovviamente recuperato su bancarella) è ora edito da Adelphi nella silloge Romanzi brevi (dove vi sono anche gli straordinari Hotel Savoy e, soprattutto, Il peso falso). Per chi non conoscesse Joseph Roth e ne fosse incuriosito, ecco i suoi libri imperdibili: La marcia di Radetzky e La cripta dei cappuccini (per il ciclo asburgico); Giobbe, Confessione di un assassino, e infine La leggenda del santo bevitore, il suo commovente testamento letterario e umano.
HEINRICH BÖLL, L'onore perduto di Katharina Blum, Einaudi, 2015 (traduzione di Itali Alighiero Chiusano)
Che cosa si può dire di nuovo a proposito dell'iconico romanzo. uscito nel 1974 nell'allora Repubblica Federale Tedesca? Forse questo: L'onore perduto di Katharina Blum è un libro necessario anche oggi. Anzi, oggi ancora più che in passato. La storia della giovane cameriera, travolta nella macchina del fango della stampa scandalistica, masticata e sputata dalle parole e dai titoli roboanti di un giornalista senza scrupoli, che getta in pasto al grande e basso pubblico la sporcizia di cui ha bisogno, trasformata in una donna dai facili costumi, criminale e spietata, ebbene, questa storia deve essere raccontata ora più che mai, dal momento che viviamo in un'epoca in cui queste dinamiche sono moltiplicate all'infinito dai social e dal mondo virtuale e falso dell'online. Scritto con un tono volutamente ingenuo e trattenuto, simile a una relazione sui fatti mischiata a qualche osservazione sconcertata (da parte di un narratore che conosce davvero le vicende e i personaggi), questo breve romanzo dovrebbe essere lettura obbligatoria in ogni scuola di giornalismo: sarebbe forse un antidoto contro le falsità, le deformazioni e quell'orgia insopportabile di superlativi che riempiono le pagine cartacee e quelle virtuali della quotidianità. Il giornalismo è un nobile mestiere, purché non dimentichi la consapevolezza dell'umanità.
HERTA MÜLLER, Il paese delle prugne verdi, Keller editore, 2009 (traduzione di Alessandra Henke)
Un libro duro e immaginifico quello che è considerato il capolavoro di Herta Müller, premio Nober per la Letteratura 2009. Duro, perché narra la storia di quattro amici (la voce femminile narrante e tre ragazzi) che saldano il loro rapporto attorno alla morte per suicidio della giovane Lola, negli anni spietati dell'estrema dittatura comunista nella Romania di Ceausescu. Immaginifico, perché impiega uno stile particolare, spiazzante, composto da brevi frasi che spostano il dato realistico verso un linguaggio poetico, frutto di una poesia disperata, che ha rinunciato a trovare il senso stesso delle cose. Il destino che attende i protagonisti sarà la fuga all'estero per alcuni, la morte violenta per altri: su tutti loro l'incombere della sadica polizia politica del regime. La disumana condizione di totale spersonalizzazione, di svuotamento, che si respira in ogni pagina, si riverbera in una narrazione spiazzante, allucinata, quasi fuori dallo spazio e dal tempo, e che alterna senza soluzione di continuità osservazioni realistiche ad altre metaforiche; come un ritornello si condensa attorno ad alcuni oggetti che diventano veri correlativi oggettivi del male di vivere: le calze di Lola, il capello nelle buste della corrispondenza, le forbici, le lettere della madre, le prugne verdi. È un mondo prosciugato di ogni energia vitale, a nulla vale la resistenza interiore dei quattro protagonisti, che leggono libri proibiti, scrivono poesie, pensano, attirando l'occhiuta e vendicativa sorveglianza del regime.
Le prugne verdi sono aspre, si rischia di inghiottire il nocciolo ancora morbido: danno la febbre e fanno morire, dice il padre della narratrice a lei bambina. Tale è l'effetto che lascia questo romanzo: testimonianza bella e disturbante di un mondo in cui l'ideologia uccide la realtà della vita.
BOHUMIL HRABAL, Ho servito il re d'Inghilterra, e/o, 2012
"State attenti a quello che adesso vi dico..."
Un piccolo cameriere dentro un mondo di gente alta e ricca; il desiderio di diventare alto e ricco pure lui e di avere soldi per ricoprire il pavimento della sua stanza e di avere le belle signorine che allietano i clienti dei grandi alberghi dove lavora, in un turbinio di vita luccicante che lui, allo stesso tempo vive e non vive... Il protagonista del romanzo di Hrabal - ambientato nella Cecoslovacchia degli anni attorno alle due guerre mondiali - è un concentrato di pensieri, parole, entusiasmo nei confronti dell'esistenza, anche quando questa delude; ed esprime la sua carica vitale attraverso un linguaggio frenetico e coinvolgente, che oscilla come un pendolo tra il ritmo e il lessico popolaresco delle scene più sfrenate e il registro elegiaco dei momenti di contemplazione, che si aprono improvvisi e inaspettati a partire da oggetti o situazioni anche banali. Tutto egli attraversa: la vita da servitore nel bel mondo, le avventure rocambolesche che gli capitano nei più lussuosi alberghi di Praga e dintorni; e poi il sesso giocoso, l'amore vero, un figlio che pianta chiodi, la guerra, la ricchezza ingiusta finalmente raggiunta. Infine la povertà voluta, l'isolamento, il silenzio da cui nasce il suo racconto.
Tutto questo è presente nel capolavoro di Bohumil Hrabal, ma non solo: le frenetiche e grottesche vicende del piccolo cameriere attraversano di sguincio i drammatici fatti storici, tra due guerre mondiali e due dittature. Il protagonista è dotato di una strana chiaroveggenza nell'interpretare ciò che accade attorno a lui, e nel viverlo. Sembra che, attraveso ciò che dice e ciò che gli capita, lo strumento del grottesco sappia interpretare gli eventi della Storia (quella con la esse maiuscola) meglio di tanti altri strumenti più nobili.
Un libro travolgente, dal ritmo galoppante; una vita nella quale, come ripete ossessivamente il protagonista, "l'incredibile diventa realtà", fino a portarlo a servire la cena all'imperatore di Abissinia (una pagina indimenticabile!).
Un ultimo suggerimento: su Rai Play Sound c'è la lettura integrale dell'opera, per la voce di Fausto Paravidino: un gioiello da non perdere!
HERMANN HESSE, Il bicchiere scrivente, Marcos Y Marcos, 1991
Il libro che non ti aspetti. Capitatomi nelle mani proprio durante un momento morto del mercatino, ho iniziato a leggere le prime pagine di questo vecchio volumetto (prezzo ancora in lire!) e sono rimasto incantato. Intendiamoci: l'incanto non è ciò che cerco di solito nei libri - e forse per questo Hesse non è tra i miei preferiti - ma queste brevi prose, prevalentemente descrittive, che raccontano le stagioni di un Hesse oramai anziano nel suo buen retiro sui monti ticinesi, sono degli acquarelli. Rilassano, accarezzano l'anima e distendono il respiro. Nelle pagine migliori tocca corde simili alla cetra del Virgilio bucolico. Domina la natura con i suoi colori, proprio come gli acquarelli che l'anziano scrittore dipinge tra boschi e prati alpini, contemplando la vita ancora semplice dei valligiani. Un bicchiere d'acqua fresca, pagine che sono eredi dell'antica elegia.
SELMA LAGERLÖF, L'imperatore di Portugallia, Iperborea, 2009
Questo è un libro sull'amore assoluto. E l'amore assoluto è quello che prova un padre nel primo momento in cui gli mettono tra le braccia sua figlia, né attesa né voluta; eppure, da quell'istante, accade in lui qualcosa: il cuore incomincia a pulsare e lui, che si lasciava vivere, diventa finalmente vivo. Un legame totale, dentro la realtà povera e dignitosa di un bracciante che abita e lavora l'impervia campagna svedese; ma anche un amore che passa attraverso ogni cosa, ogni esperienza e ogni incontro, buono o malevolo che sia, e ogni cosa trasfigura, svelandone la vera essenza, quella che noi comuni mortali, annoiati dagli occhiali della banalità, non riusciamo a comprendere. Il padre vede al di là della superficie e questo gli dona un rapporto con la vita che spiazza gli altri. Quando poi la figlia, cresciuta, se ne andrà - e affronterà un destino poco onorevole nella grande città - egli impazzirà per la lontananza e l'attesa: impazzirà agli occhi degli altri, in realtà diventerà lo splendido, nobile, generoso imperatore del meraviglioso regno di Portugallia, dove la figlia è sicuramente diventata imperatrice. La ragazza tornerà ben quindici anni dopo, segnata dalla vita, e assisterà alla scomparsa degli anziani genitori: il padre però morirà per salvarla e alla fine lei lo capirà. E tornerà ad essere bella: Klara Fina Gulla, battezzata dal sole.
Sono frasi brevi, dentro capitoli brevi, con uno stile limpido, che dice con parole semplici i concetti più complessi e profondi come i più banali.
Ho due figlie: ho amato questo libro, perché so cosa vuol dire.
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